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Il "gladiatore" della letteratura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOHa due stelle luminose al posto degli occhi Margaret Mazzantini. La incontro in occasione dell'uscita negli Stati Uniti del suo romanzo "Venuto al mondo", in Italia edito da Mondadori e negli States da Penguin con la traduzione di Ann Gagliardi e il titolo "Twice Born".
Twice Born narra di Gemma e della sua struggente storia d'amore con Diego conosciuto a Sarajevo anni prima e della estrema e disperata ricerca della maternità dalla quale è stata pervasa. Chiamata di nuovo in quella città Gemma si immergerà con forza nei meandri delle vie della città che è stata dilaniata dal conflitto bellico, in un percorso a ritroso nel suo passato con al suo fianco questa volta il figlio Pietro…
D. Tu scrivi romanzi molto intensi, che vanno ad incidere sull'essenza dell'essere umano e sulla necessità di rimeditare le scelte. Cosa ti spinge a toccare queste corde?
R. Uno scrittore non sa mai come arriva a scrivere un libro scegliendo un tema piuttosto che un altro. Quando scrivo, scrivo e basta. Sono trascinata come da una febbre, da un sentimento, da una nostalgia, dal voler restituire qualcosa. Uno scrittore ha i sensi che si dilatano, tu catturi le cose del tuo mondo, quelle che ti fanno soffrire, che ti inteneriscono, che ti commuovono, che ti divertono. Penso che questo libro sia nato nel 1991, quando ho avuto il mio primo figlio, Pietro infatti, il figlio di Gemma, ha gli stessi anni di mio figlio. Mi ricordo la nascita, il senso di speranza che mi accompagnava, la voglia di credere, sperare nel futuro e avere uno sguardo ottimista sulla vita. Io allattavo e ricordo che passavano in televisione le immagini della guerra a Sarajevo e credo proprio che il sentimento iniziale sia stato lo strappo tra questa mia voglia di sperare e l'orrore che cominciava ad entrare nella mia quotidianità. Perché quella è stata la prima guerra veramente filmata che è entrata nelle nostre case con disinvoltura. Adesso è un'abitudine convivere con l'orrore, siamo seduti sui nostri divani, chiacchieriamo, ci mettiamo la crema, facciamo gli spaghetti e nel frattempo...
D. Quanto è importante per te inviare messaggi attraverso ciò che scrivi?
R. Penso che uno scrittore si debba interrogare, io poi non credo mai di voler spiegare qualcosa. Ma adesso ad esempio mi stanno scrivendo tanti ragazzi per dirmi che non sapevano niente della guerra e che attraverso questo romanzo si sono resi conto di una situazione a loro sconosciuta. Questo è molto importante perché la letteratura può avere veramente una funzione altissima.
D. Che valore ha l'uso della metafora nella tua scrittura?
R. Io lavoro attraverso le metafore e i simboli. Ognuno di noi ha dei dolori murati che non riesce a superare, poi può accadere di leggere in un romanzo della morte di un gatto e si piangono tutte le lacrime che non si sono versate per la morte di qualcuno molto caro. Ciò capita, la metafora ha una grande forza evocativa. Io non ho mai scritto per cincischiare, in realtà sono sempre partita come un gladiatore per voler raccontare le cose importanti della vita con grande forza e con grande dignità mettendocela tutta e provandoci, perché non è detto che tu ci riesca. Quando parlo della scrittura uso la metafora dello sprofondamento, del tunnel, è veramente scendere cento metri sotto il mare a cercare una luce e poi devi farcela a tornare su. E’ veramente un immergersi nel profondo e questo senso di profondità c'è anche in Gemma, nella sua volontà di procreare che la rende sì una donna adulta ma anche un essere preistorico, una donna menomata che cerca come un cane randagio qualcosa, sfida tutto pur di avere un figlio. Diventa anche opaca, brutta, perché ha il coraggio di essere tutto e alla fine incontrerà la maternità nell'utero nero di questa guerra, che poi era quello che volevo raccontare: come dall'orrore possa nascere qualcosa che ti possa restituire la speranza e questo figlio che nonostante tutto il male del mondo, della storia, incontra lei, incontra il suo bisogno.
D . Amori imperfetti, storie imperfette dalle quali nasce la vita?
R. C'è qualcosa di positivo nel fatto che siamo tutti imperfetti perché questo ci lega e lega anche i personaggi del libro. Questo è un libro di tanti padri e di tante madri, passa di padre in padre e alla fine i padri sono i lupi, è il male assoluto. E’ un libro su chi sono gli altri, su chi sono quelli che stanno con noi in metropolitana, su chi sono i nostri figli.
Twice Born di Margaret Mazzantini richiama i dipinti del Caravaggio, mostra neri scenari improvvisamente illuminati da tagli di luce che evidenziano un particolare della scena, talmente importante o evocativo da far passare in secondo piano tutta l'oscurità circostante.

Anna Gorrieri

 

 

 

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