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Una nuova solidarietà tra gli Avvocati Romani

Avv. Fabrizio Bruni, avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIntervista all’avv. Fabrizio Bruni, presidente dell’Associazione degli Avvocati Romani.

L’Associazione degli Avvocati Romani, nuova realtà nel vivido mondo forense capitolino, nonostante la sua giovane età può vantare al suo attivo una invidiabile attività a favore della categoria: infatti, nello spirito di mutuo soccorso che caratterizza l’Avvocatura romana, suo scopo primario è tutelarne gli interessi e offrirgli servizi. In tal ambito l’abbiamo già vista protagonista di numerosi incontri di formazione e di azioni di protesta, in particolar modo contro la mediazione. Abbiamo incontrato il Presidente, avv. Fabrizio Bruni, per chiedergli conto dello spirito che anima un così intenso spirito di disponibilità verso il prossimo Collega.

D. Al mondo forense, da sempre comunità assai vivida, si è aggiunta di recente l’”Associazione degli Avvocati Romani”, da Lei presieduta. Come è nata l’Associazione?

R. L’Associazione degli Avvocati Romani è nata per realizzare gli obiettivi indicati nello Statuto, riportati sommariamente nella home page del sito www.associazionedegliavvocatiromani.it
Lo scopo primario è la tutela della professione forense e dei singoli avvocati nello svolgimento della loro attività quotidiana. Ed è proprio quello che stiamo realizzando, credo con molta dignità e piena efficacia. Inoltre, l’Associazione, nell’ambito dei propri obiettivi, svolge attività di formazione professionale di qualità, anche gratuita, ove possibile. Nel sito dell’Associazione presto saranno elencati tutti i corsi svolti anche negli anni passati.

D. L’Associazione ha preso una posizione molto netta sulla media conciliazione, che vi ha visto protagonisti sia per le diverse manifestazioni di protesta sia per i ricorsi presentati ad adiuvandum presso il TAR, con le relative eccezioni di incostituzionalità. Può spiegare le ragioni di incostituzionalità di detta normativa?

R. Alcune norme del d.lgs. 28/10 e del decreto attuativo 180/2010 del Ministro di Grazia e Giustizia
violano gli articoli 3, 24, 76 e 77 della Costituzione. I profili di incostituzionalità fatti valere nel ricorso al TAR dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, al quale l’Associazione degli Avvocati Romani ha aderito, sono state necessariamente proposte a seguito dell’emanazione del decreto Ministeriale impugnato e, quindi, trattandosi di azione innanzi al Giudice Amministrativo, hanno riguardato solo alcuni dei profili possibili (ad esempio l’eccesso di delega e l’ostacolo frapposto ai cittadini per l’accesso alla giustizia). Riterrei che nei singoli atti redatti dagli avvocati nelle materie per le quali la mediazione sia posta come condizione di procedibilità siano sollevabili ulteriori eccezioni di costituzionalità come ad esempio la violazione dell’art. 3 perché pone su piani diversi, e tratta diversamente, la parte attrice rispetto a quella convenuta. L’Associazione degli Avvocati Romani predisporrà a breve, e metterà a disposizione di tutti i Colleghi, un vademecum al riguardo.

D. Oltre a questa battaglia che sta coinvolgendo tutto il mondo forense, quali altri obiettivi politici vi proponete?

R. I nostri obiettivi, in conformità alla missione dell’Associazione, non sono politici, come non è politico quello relativo alla nostra contrarietà alla mediazione cd. “obbligatoria” di cui ho appena parlato. Precisato questo, si può rilevare che l’azione di una associazione di categoria come la nostra a mio parere dovrebbe essere attuata avendo riguardo all’azione legislativa al fine di proporsi attivamente nei confronti del Parlamento e delle sue commissioni per incidere nelle loro scelte. Per tale ragione, l’Associazione degli Avvocati Romani collabora con l’Organismo Unitario dell’Avvocatura che deve essere ritenuto l’unico soggetto di natura strettamente politica che possa rappresentare l’Avvocatura e ciò per la semplice ragione che è stato eletto democraticamente dagli Avvocati su base proporzionale in relazione al numero degli iscritti. Gli avvocati hanno delegato a tale soggetto le loro proposte politiche e normative, mediante mozioni approvate a maggioranza al Congresso Nazionale Forense, e l’O.U.A. ha, insieme, il nostro mandato e l’obbligo di portarle avanti, come effettivamente sta facendo.

D. Una delle proposte storiche di questa testata e del suo direttore è di spostare gli uffici del giudice di pace penale nel quartiere Prati. Voi cosa proponete per migliorare nel quotidiano la vita degli Avvocati Romani?

R. Naturalmente sono favorevole a qualsiasi azione che possa favorire il lavoro dei Colleghi e, certo, questa che Lei mi indica è, senza dubbio, rilevante. Per rispondere alla Sua domanda, in generale, senza elencare tutte le problematiche quotidiane degli avvocati romani che ben conosciamo, per viverle sulla nostra “pelle”, indicherei il problema principale nelle necessità che lo Stato impieghi risorse economiche molto più ingenti nell’amministrazione  della Giustizia per incrementare l’efficienza e l’organico degli uffici, contemperando le esigenze di bilancio con un’azione mirata a risolvere le oggettive necessità del Paese.
Il settore Giustizia è uno dei più importanti per restituire dignità ed efficienza al sistema economico del Paese e la via non è certa quella indicata dalla Confindustria e dai cd. “poteri forti” che vogliono ridurre l’Avvocatura ad una categoria di “impiegati” sottopagati.
Sono assolutamente contrario a tutte le soluzioni ideate da un legislatore “creativo”, ma dimentico del diritto, ed in particolare a quelle “tampone” come ad esempio la famigerata, ancorché proposta, “rottamazione” dei processi civili.
La riforma della Giustizia deve essere organica ed operata in permanente consultazione con gli operatori del diritto (Avvocatura e Magistratura).

D. Per concludere, cosa auspica per il futuro della giustizia italiana?

R. Una domanda così aperta, necessita di una risposta propositiva che è anche un auspicio: un ritorno ai valori etici di tutte le sue componenti ed in primo luogo del legislatore che non potrebbe che portare all’approvazione e alla corretta attuazione di leggi “giuste".

Massimo Reboa

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