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L'azione penale, le sentenze

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa giustizia, l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura.
L’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale, le sentenze non si commentano, la separazione delle carriere, il Magistrato applica la legge, la Giustizia è uguale per tutti sono l’elenco di tanti ottimi principi che si scontrano con una realtà che non registra corrispondenti comportamenti. Lungo l’arco di 50 anni la Magistratura organizzata si è opposta a quasi tutte le riforme, ha influenzato la vita politica del Paese e spesso va detto ha svolto una funzione di supplenza. Già tra il 1960 e il 1970, quando ricopriva l’incarico di procuratore generale della Corte di Appello di Roma il Dr. Luigi Giannantonio, assistemmo ad una vera e propria politica giudiziaria nei confronti della pubblica amministrazione, se pur meritevole negli intenti dell’alto magistrato per la buona amministrazione del pubblico denaro, sicuramente discutibile  nelle singole iniziative penali. Il caso Marotta e Ippolito. La pacata e nobile voce di Arturo Carlo Jemolo sullo sperpero del pubblico denaro da parte del giudice penale. Le critiche di autorevoli giuristi, come Giuseppe De Luca e Antonio Chiavelli e le posizioni di Calamandrei sulla questione della obbligatorietà dell’azione penale. Il libro “La repubblica dei procuratori” del compianto Guglielmo Negri o “I Giudici e la politica” di Achille Battaglia. Come è possibile che lo statuto dei Magistrati, l’ordinamento giudiziario di marca fascista del 1941, sia stato semplicemente riformato, dopo 64 anni e forti contestazioni, nel 2005 da un ministro della Lega. Come è possibile che ogni volta che un disegno di legge viene proposto, scendono in campo tutti uniti per resistere, resistere, resistere? Come è possibile che il codice penale fascista del 1930 non sia stato ancora riscritto? Il sentire del popolo non è quello di ritenersi tutelati, garantiti e protetti. Anche coloro che hanno subito un torto, le vittime dei reati, i parenti dei delitti delle brigate rosse, i creditori di somme, coloro che rivendicano un diritto, una pretesa hanno uno scarsa fiducia nella Magistratura. La Giustizia, così come officiata, favorisce il delinquente, il debitore, il persecutore, il truffatore a danno della vittima, del creditore, del perseguitato, del truffato. A fronte di milioni di denunce e querele il Magistrato sceglie quale coltivare, quale istruire in totale libertà e discrezione. L’obbligatorietà della azione penale è una semplice chimera, vagheggiata in un mondo che non c’è. Abbiamo 10 milioni di processi da concludere di cui 4 milioni penali. Ovviamente la colpa è degli altri, manca la carta per le fotocopie, non ci sono i soldi per l’assistenza informatica. La risposta è sempre la stessa: “noi ci limitiamo ad applicare la legge”. Le sentenze non si commentano. Non si devono commentare.  Le sentenze vengono sempre commentate. In positivo, quando il condannato appartiene ad una parte politica, o presunto tale, in negativo, se il soggetto è un militante della parte opposta. L’ex governatore della Sicilia è stato definitivamente condannato dalla suprema Corte di Cassazione a 7 anni di carcere, peraltro, il Procuratore Generale ha escluso il favoreggiamento aggravato, ritenendo corretto quello semplice (con il favoreggiamento semplice il reato sarebbe caduto in prescrizione). Il cantante Battiato ha commentato positivamente la condanna del senatore: “ora ho fiducia, sento che qualcosa cambierà, la speranza è che vadano al potere persone oneste”.  Si può dedurre dalle frasi del cantante che se Cuffaro fosse stato assolto, magari per prescrizione del reato, il cantante catanese avrebbe denunciato tutto il suo disprezzo, tutta la sua rabbia, deluso e sfiduciato per il futuro dell’Italia. Quando fu condannato, dopo che 50 Magistrati si interessarono a vario titolo del caso, il brigatista Sofri una parte del Paese insorse con vibrante impegno e molti commentarono negativamente la decisione, gridando dai loro templi della libertà che il combattente Sofri era un prigioniero dello Stato. Le lezioni degli studenti delle scuole medie furono interrotte per qualche minuto di parola da parte di solerti insegnanti che si sono sentiti in dovere di informare i ragazzi su questo atto di barbara violenza contro un paladino della libertà e dell’impegno politico. Una ingiusta condanna dello Stato antitidemocratico. All’integralismo giudiziario, ai profeti di sciagure è facile rispondere con la vecchia proposta Calamandrei, o tutte le successive, da Pizzorusso agli altri che intendono riportare l’organo dell’ufficio del pubblico ministero al suo ruolo costituzionale e processuale di parte del processo e non di arbitro insindacabile  e isolato dell’iniziativa penale, in totale latitanza di producenti misure in ordine alla responsabilità, civile e disciplinare, per gli atti compiuti in pregiudizio dei principi di imparzialità ed indipendenza della funzione. Il calvario giudiziario di Luttazzi, il caso Sarcinelli, da Elena Massa agli avvocati sardi del caso Emanuella, a riprova che si incarcera spesso con facilità e con leggerezza senza alcuna conseguenza per chi ha l’immenso potere di decidere misure coercitive della libertà personale del cittadino. Il VI convegno nazionale del 1969 che poneva il tema della “preparazione, scelta e formazione del giudice e dell’avvocato” che seguiva quello del 1966 “natura e funzioni del pubblico ministero-lineamenti per una riforma” (Maranini, Conso, Leone, Fazzalari, Pisapia, Pizzorusso, Scardia, Rosso, Sabatini, Giallombardo, Madia, Mazurca, D’Ovidio), fu vivamente osteggiato dalla Magistratura. L’uso della custodia cautelare a scopo esemplare senza alcuna reale esigenza processuale. La cattura dell’attore Bramieri implicato in un sinistro stradale, con evento di omicidio colposo (non era ubriaco). Frange della Magistratura si sono poste nel ruolo di censori nei confronti prima degli eversori dell’ordine costituito, sesso e religione, poi nei confronti di grandi artisti italiani Pasolini (La ricotta), Benigni e di grandi benefattori sociali, processo Muccioli. L’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, che nessuno ragionevolmente mette in discussione, si può tradurre in una posizione egemonica del “potere” dei Magistrati, in particolare delle loro istituzioni. Al convegno di Siracusa del 1983 sui rapporti tra giustizia e informazione Alfonso Madeo sottolineò tendenze della Magistratura italiana verso l’egemonia, con segnali di insofferenza verso il diritto dovere dell’informazione. L’amministrazione della giustizia in nome del popolo e la soggezione dei giudici solo alla legge,  secondo l’art. 101 della Costituzione, non può legittimare interpretazioni estensive dei ruoli e degli indirizzi. Se tutti i crimini non possono essere  efficacemente perseguiti, si vanifica il principio dell’uguaglianza del cittadino di fronte alla legge, in quanto il magistrato volontariamente potrà decidere quale indagine compiere.

Carlo Priolo*
Avvocato del foro di Roma

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