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Ma quale giustizia del pallone

Luca Dell'Armi Nella memoria della stragrande maggioranza dei tifosi /appassionati di calcio della “campanilistica” Italia, l’anno 2006 rappresenta forse il gradino più alto dove la giustizia sportiva sia mai giunta dopo il precedente calcio scommesse degli anni 80.

Come era già accaduto nella triste precedente occasione, nota ai molti come lo scandalo dei Trinca e dei Cruciani , quando arresti di calciatori con tanto di polizia negli stadi avevano preceduto la resurrezione di Spagna 82 con conseguente bonifica dell’intero sistema calcio, anche nel dopo mondiale di Germania la storia si è per molti versi ripetuta . Se infatti prima del mondiale tedesco l’opinione pubblica italiana era compatta nel condannare l’esplosione di un fenomeno così esteso come Moggiopoli, subito dopo era pronta ad azzerare in un attimo due mesi di caccia alle streghe abbandonandosi a momenti di pura esaltazione sportiva. Prima si è gridato quindi allo scandalo per le intercettazioni di calciopoli per poi dimenticare tutto un secondo dopo il rigore di Grosso come se tutto questo fosse in qualche modo necessario per ridare linfa a un sistema in piena crisi di identità.

A differenza però del primo vero calcio scommesse, quello dell’ottantasei non lo prendiamo in considerazione perché di portata ben inferiore ai due capisaldi, quello che è stato poi ribattezzato Moggiopoli è passato alla storia delle cronache sportive come lo scandalo delle intercettazioni parziali, delle schede telefoniche straniere, degli arbitri rinchiusi negli spogliatoi e delle penalizzazioni ad squadram.

In quegli anni in cui Lucianone dettava i tempi della “contesa”, un po’ tutti pensavano che la Juventus avesse un qualcosa in più del vantaggio di avere in squadra campioni del calibro di Zidane e Inzaghi, ma una volta portata alla luce la macchina perfetta chiamata “cupola” gli sportivi di tutto lo stivale si sono alzati in piedi indignati chiedendo solo ed esclusivamente “giustizia”. Poco importa se poi in questo calderone infernale siano finite, insieme a satana Moggi e sorella Juve, tante piccole comprimarie a vantaggio delle uniche due compagini che si sono spartite il bottino, le cui intercettazioni telefoniche sono emerse anni dopo, quando i termini per le penalizzazioni erano ormai passati.

Ma quale giustizia è allora questa se fa emergere solo una parte della verità o è forse solo il frutto di una trama ordita da un grande “regista” ancora più cattivo? Certo una giustizia nella quale prima si danno in pasto al popolo le prove dell’accusa e poi si consente ai difensori di esaminarle è una giustizia che merita una condanna totale perché ha in se gli stessi segni della corruzione sulla quale si è fondato tutto il fenomeno calciopoli.

In questa lotta di potere che ha attraversato tutti i livelli del potere italiano sono caduti nell’ordine l’ex governatore della banca d’italia, i dirigenti delle forze dell’ordine e delle Coop rosse, Geronzi e Capitalia con le relative ramificazioni nelle quali Carraro era una struttura portante al centro di una contesa in cui la posta in palio era qualcosa in più della supremazia sportiva.

Tutto questo ci fa capire , se ancora ce ne fosse bisogno, che lo strapotere dei diritti tv e con esso anche della squadra di proprietà di uno dei suoi titolari ha finito con il modificare tutto il sistema calcio dando vita a nuovi gruppi di potere, che per fronteggiare i nuovi padroni del movimento mediatico calcistico sono pronti a tutto, anche ad indirizzare il corso di una giustizia sportiva sempre più virtuale e sempre più lontana dal diritto.

Nel primo calcio scommesse Giordano e Paolo Rossi furono squalificati per aver scommesso con profitto sul risultato sportivo ed aver dato vita a un vero e proprio mercato parallelo. Qualche anno fa l’attuale portiere della nazionale italiana non ha esitato a confessare candidamente alla stampa di aver perso nelle scommesse su internet cifre che si avvicinano all’ingaggio di un giocatore medio di serie b e non ricordiamo di aver assistito a nessuna pena esemplare a carico dell’estremo difensore azzurro. Tutto questo ci fa capire quanto il mondo del calcio sia cambiato in questi ultimi trenta anni trascinando in questo vortice anche la giustizia sportiva che non riesce più ad ergersi al di sopra delle parti per giudicare con obiettività tutti i fatti contestati e non solo la parte che più interessa a chi detiene il potere.

Riscriviamo quindi le regole della giustizia sportiva evitando di ricadere negli errori del passato e forse anche chi è parte integrante del sistema capirà che è giusto fare tutti un passo indietro per il bene di chi crede ancora nei valori dello sport prima che il giocattolo si rompa definitivamente.

 

Luca Dell'Armi

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