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Europa Unita

Francesco Lodise Vivendo gli avvenimenti che accadono giorno per giorno soltanto sull’onda emozionale del “momento” televisivo, frutto della informazione/ disinformazione e quindi l’oblìo, si perdono di vista una serie di notizie che, se considerate nel loro quadro d’insieme, dovrebbero indurci a riflettere.

In un anno di tsunami; incendi dolosi o meno (grattacielo Windsor a Madrid; discoteca a Buenos Aires; palazzina popolare da extracomunitari nella balie parigina); alluvioni estive di tenore catastrofico anche in Europa centrale; terremoti (Pakistan, Iran); maree tossiche (quella causata dal benzene in Cina, nel distretto di Harbin); cicloni ed uragani (“ Katrina” su New Orleans; “Rita” in Texas”; “Star” in Guatemala); ebbene da cosa viene catalizzata la nostra attenzione? Da quella notizia che in seguito si rivelerà ben poca cosa l’arrivo da Est dell’influenza aviaria.

La manipolazione delle notizie è uno dei grossi problemi dell’uomo televisivo.

Intanto passano inosservate notizie importanti per noi cittadini italiani- europei, come lo stentato cammino della neonata costituzione europea. Che le riforme non si debbano imporre dall’alto delle oligarchie politico-economiche nell’epoca delle moderne democrazie è un dato acquisito.

Meglio: sembrava che lo fosse, prima della sonora bocciatura da parte dei cittadini francesi ed olandesi.

Non c’è più spazio per le Costituzioni “ottriate”, calate dall’alto, come appunto la Costituzione europea.

Cos’altro ci si poteva aspettare da un trattato costituzionale senz’anima, privo di tensione ideale, senza un organico disegno politico e affatto rispettoso delle comuni radici cristiane.

Una costituzione non rispettosa del passato dei popoli europei è destinata a non avere futuro.

Possibile che non ci si renda conto che la perdita della sovranità nazionale più che come un accrescitivo venga interpretato come un dazio da pagare in favore di lobby affaristiche ovvero di voraci apparati burocratici, distanti anni luce dal cuore della gente europea?

Non c’è da stare allegri; siamo lontani anni luce dalla visione europea di politici del calibro di De Gasperi, Adenauer, Schuman. Evidentemente i politici sono figli del proprio tempo e questo attuale è il tempo della mediocrità; sul proscenio europeo non vi sono primi attori ma soltanto deuteragonisti.

L’Europa ha dimostrato tutta la sua pochezza politica nella gestione della recente crisi balcanica né ha saputo rispondere con una voce sola ogni qualvolta ci si è trovati dinanzi ad uno scenario di crisi internazionale.

La percezione di una diffusa incapacità nel provare ad arrestare un inesorabile declino economico, hanno generato un disonore diffuso nella gente nella Patria Europea vista piuttosto come un’Europa dei mercanti.

Vivere in un’epoca di decadenza non è facile a percepirsi e pochi sono disposti ad ammetterlo.

L’Europa prima ancora che una alleanza economica, alla continua ricerca di allargamento per avere a disposizione nuovi mercati e nuove opportunità per il ceto mercantilizio, va vista non come un’entità astratta né come un unicum geografico quanto piuttosto come una rivoluzione culturale ed una scommessa della storia, che però non può trascurare le proprie radici.

Da ragazzi, per quelli di noi che sognavano un’Europa delle Patrie, uno slogan primeggiava su tutti: né Lenin né Coca-Cola.

Oggi si potrebbe aggiornare con né fondamentalismi né relativismi e sostenere che una battaglia per una idea di libertà non la si può combattere spingendosi verso la china del relativismo etico né è concepibile rinunciare a combattere un fondamentalismo che va sempre più radicandosi nelle nostre Contrade senza colpo ferire, anzi sempre in ossequio a quella logica mercantilistica di cui si diceva si tende a spingersi sempre più ad Est per poi calare più a sud fino alla Turchia, con il risultato finale di avere oltre ad una nazione mussulmana nel cuore dell’Europa (la Bosnia) anche con continente europeo popolato con la Turchia da duecento milioni di musulmani.

Andiamo quindi verso l’Eurabia, senza avvedercene.

Abbiamo, rinunciando ad una fetta cospicua di sovranità nazionale, aumentato lo statalismo sovranazionale e la cricca dei burocrati.

L’Europa che continuiamo a sognare è sempre quella rispettosa e coerente con le proprie radici che nei secoli si sono alimentate dapprima nella cultura greca, quindi nell’espressione irripetibile della grandezza del diritto e civiltà romana, e ancora nel cristianesimo, che ha informato di se tutto il tessuto connettivo europeo.

Radici che richiamino al rispetto della vita; della famiglia, cellula prima della società; alla difesa non della speculazione mercantili zia ma del bene comune, della solidarietà e sussidiarietà.

Un’Europa salda e non balbuziente nella gestione responsabile della politica estera e della difesa.

Un’Europa Nazione è ancora possibile a condizione che si arresti la deriva verso la costituzionalizzazione del primato del mercato ovvero della mercificazione spinta di aspetti fondamentali della vita comunitaria.

 

Francesco Lodise

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