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Separati in Magistratura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa riforma costituzionale del ministro Alfano introduce una netta separazione delle carriere

L’uguaglianza. Questo è uno dei principali principi sanciti dalla nostra Costituzione, ed in particolare dall’art. 3, la quale recita al primo comma “tutti i cittadini […] sono eguali davanti alla legge”. E questa sembra anche essere la ratio della proposta di riforma costituzionale della giustizia in cantiere a via Arenula. Che lo scopo implicito sia poi punire una Magistratura per indagini contro persone “sbagliate” o limitarne il potere mediatico, che spesso ha sostituito quello politico, non è dato sapere. Anche se è gusto il caso di notare che una riforma costituzionale ha dei tempi necessariamente e uno spirito programmatico piuttosto che esecutivo. Se dunque da una parte un progetto del genere avrebbe senso a inizio legislatura e non nel momento di massimo scontro proprio col potere giudiziario, dall’altro è evidente che qualunque riforma costituzionale mal si presta al ruolo di “colpo di mano punitivo” proprio in ragione dei suoi tempi di attuazione e dell’eventualità che le relative leggi di attuazione, se oggi saranno impostate dall’attuale maggioranza, un domani potrebbero essere modificate da una maggioranza di segno opposto. E dove meglio si mostra questo spirito egualitario, che quasi diventa ossessione, è nella separazione delle carriere dei magistrati. Si prevede infatti che l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura venga sdoppiato in un Consiglio per i magistrati requirenti e in un altro per quelli giudicanti. A questi sarà inoltre preclusa l’adozione di atti di indirizzo politico o l’esercizio di funzioni diverse da quelle previste dalla Costituzione. Sommando a quanto detto la creazione di un’autonoma Corte di disciplina, divisa ancora una volta in sezione inquirente e giudicante, si evidenzia un quadro complessivo ben più articolato dell’attuale. L’amore per l’uguaglianza torna poi nella composizione dei tre nuovi organi, i cui membri saranno eletti in egual misura dal Parlamento tra i professori di materie giuridiche e gli avvocati con quindici anni di servizio e dai magistrati, ognuno per il proprio ambito e previo sorteggio degli eleggibili. Se con la precedente riforma Castelli giudici e pubblici ministeri vivevano da “separati in casa”, nel progetto attuale neanche il “tetto” è più lo stesso. Il nuovo Titolo IV sarebbe rivoluzionato da una riforma del genere, che esproprierebbe quel potere mediatico, e di conseguenza politico, ab-usato dalla Magistratura della “seconda Repubblica”. Infatti se non il contenuto il presupposto di questa riforma è prettamente politico: si chiede una valutazione dell’operato del potere giudiziario da Tangentopoli in poi. Ai votanti (referendari) l’ardua sentenza.

 Massimo Reboa

 

 

 

 

 

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