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Il sistema giustizia per Santacroce

Il Direttore Reboa in un momento dell'incontro con il Presidente SantacroceIncontro con il Presidente della Corte di Appello di Roma

 

Questo doveva essere il resoconto di un’intervista a tu per tu con il Presidente della Corte d’Appello di Roma, Dott. Giorgio Santacroce, sui problemi che affliggono ed attraversano in questo delicato momento la giustizia italiana.

E invece, dopo i saluti di rito, io già pronta con penna e taccuino, sono stata “messa all’angolo” dalla tumultuosità dell’avv. Romolo Reboa, Direttore della mia Testata, il quale ha colto l’occasione dell’omaggio al Presidente del volume “ Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio” per fare un tuffo nel passato ed in particolare nei loro ricordi d’infanzia, essendo il Presidente legato con affetto alla zona dell’Appio, dove ha trascorso alcuni anni della sua gioventù.

La vividezza dei racconti di entrambi mi ha catapultato per un attimo in un periodo storico di cui ho letto solo sui libri….

Solo lo squillo del telefono ci ha riportato alla realtà ed ai motivi di un così importante incontro. Rientrando in scena ho potuto iniziare la mia intervista con il Dott. Santacroce.

 

D: Presidente, in un periodo di «profondo disagio» e di pesanti attacchi subiti dai giudici. Quale la Sua opinione sul ricorrente scontro tra potere politico e giudiziario?

R: Un conflitto del genere, come ho accennato nella relazione sull’amministrazione delle Giustizia redatta in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, è potenzialmente presente in tutti gli ordinamenti dove vige la separazione dei poteri. La differenza però tra il nostro Paese e gli altri sta solo nel diverso rapporto fra politica e magistratura. Da noi lo scontro, anziché essere occasione di riflessione e di proposte normative concrete, sfocia sovente in polemiche e campagne denigratorie che portano ad una perdita della credibilità tanto della politica quanto della giustizia. Una contrapposizione dunque che non prevede vincitori ma solo una sconfitta da entrambe le parti!.

 

D: Per non parlare poi del problema della “crisi della giustizia”…. E della carenza degli  organici dei magistrati…!

R: Le cause delle crisi della giustizia sono essenzialmente tecniche e possono essere risolte solo adottando progetti mirati di giustizia fattibile e concreta. Ciò non significa aprire cantieri di riforma di interi settori del diritto, continuando ad istituire con periodicità, quindi ad ogni cambio di governo, commissioni di studio ministeriali che elaborano programmi di riscrittura totale o parziale dei codici. Il problema è che nell’approcciarsi alle riforme si fanno sempre diagnosi senza studiare le cure necessarie. Si prospettano varietà di iniziative senza concretizzarne alcuna.

Il mio pensiero è che al momento dubito che ci siano le condizioni per una vera riforma della giustizia. Nel senso di una riforma che interessi veramente i cittadini. E questo mancato riformismo è solo un sintomo delle tante anomalie italiane. Si continua a protrarre la discussione in questioni irrisolte, non si affrontano i temi più spinosi e si va avanti in soluzioni estemporanee che non incidono né possono incidere sulla lentezza snervante del sistema giudiziario.

Questo immobilismo nuoce al Paese. Non bisogna solo parlare di riforme ma farle! L’amministrazione della giustizia è infatti una funzione essenziale, insopprimibile e irrinunciabile in uno Stato di diritto. Se manca la giustizia viene meno la fiducia dei cittadini nello Stato e nella democrazia, si compromette la competitività economica del Paese e si indebolisce lo stato di legalità a favore del criminalità e della corruzione.

Per quanto riguarda l’endemica carenza di organico, che costituisce una vera e propria emergenza, le cause sono essenzialmente fisiologiche: l’assenza di una contestuale sostituzione dei magistrati trasferiti in altri uffici o collocati a riposo e la posizione di quanti pur essendo ancora in carico all’ufficio vengono privati della loro opera per periodi più o meno lunghi (per intenderci i congedi per maternità, malattia o motivi di salute). A ciò si accompagna la continua e progressiva riduzione dell’organico del personale amministrativo, ove si consideri che sono anni che non si fanno concorsi per assumere nuovo personale che assicuri un ricambio. Più volte è stato lanciato l’allarme, ma non si è mai avuta un’adeguata risposta in merito. Ciò, è inutile sottolinearlo, va sempre a scapito di una giustizia efficiente e al servizio del cittadino.

 

D: Dunque, oltre a riforme mirate quali sono gli strumenti per migliorare e rendere efficiente il sistema giustizia?

R: La riforma della giustizia non passa solo attraverso le leggi, ma anche attraverso lo strumento dell’informatizzazione. Infatti sfruttando i benefici delle tecnologie informatiche oltre a risparmiare tempo e denaro, si velocizza anche la circolazione di atti, procedimenti e operazioni manuali e documentali.

Anche se siamo ancora lontani dalla completa digitalizzazione del processo, attualmente vi sono servizi utili ed pienamente operativi che, se non hanno ancora risolto il problema, certo lo hanno alleviato, incrementando così l’efficienza e la funzionalità del servizio giustizia, con un rilevante ritorno per le istituzioni giudiziarie.

Certo, c’è ancora molto da fare. Soprattutto per quanto riguarda gli investimenti economici e le sempre poche risorse finanziarie che vengono destinate nei bilanci statali all’intero sistema giudiziario.

 

D: Presidente, altro problema che grava sul nostro Bel Paese è l’inveterata situazione di sovraffollamento in cui vertono gli istituti penitenziari, in particolare nel Lazio.

R: Bisogna prendere atto del fatto che il problema “carcere” non è politico ma strutturale. La pretesa di trasformare il carcere da luogo di detenzione di soggetti pericolosi in un luogo di rieducazione e di reinserimento sociale , malgrado l’impegno e la dedizione di tanti operatori, è da tempo fallito. Non si risolve il problema costruendo nuovi edifici o adottando misure emergenziali “svuota- carceri” ma cercando nuove modalità punitive alternative al carcere. Bisogna lavorare tanto sulla prevenzione vera e reale, cercando di neutralizzare i fattori che favoriscono le scelte criminali. Positiva ad esempio è l’esperienza della “messa in prova”, utilizzata finora solo in ambito minorile, come pure l’irrogazione di sanzioni di tipo pecuniario commisurate alle capacità economiche, l’adozione di sanzioni interdittive, la confisca dei profitti illeciti e l’apertura alla “mediazione penale”.

 

D: A proposito di mediazione. In questi giorni è entrato in vigore il D.lg. n° 28/2010 sulla Media Conciliazione obbligatoria delle controversie civili e commerciali, suscitando polemiche e proteste da parte dell’Avvocatura.

R: Personalmente sono convinto – l’ho rilevato anche in occasione del discorso di apertura dell’anno giudiziario 2011 - che la mediazione è una rivoluzione di qualità etica che per alcuni versi costituisce un valore aggiunto alla giustizia civile statale. Giustamente come è stato detto, non rappresenta la panacea per i mali della giustizia civile italiana, ma sicuramente è un primo passo nella giusta direzione. Bisogna coglierne le molte potenzialità che vi sono insite.

 

Ahimè risquilla il telefono, sono trascorse un paio d’ore, o meglio sono volate: il Presidente ha altri impegni e m’invita per un futuro prossimo incontro per poter largamente discutere di un argomento così importante e che sta a cuore all’intera Avvocatura.

Peccato! A malincuore esco dalla Presidenza perché discorrere ed ascoltare un gentiluomo di cultura come Giorgio Santacroce è un vero piacere.

 

Carmen Langellotto

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