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Il sistema carceri secondo Angelino Alfano

Il Guardasigilli detta il piano straordinario.

L’esecuzione della pena rappresenta certamente una fase centrale dell’amministrazione della giustizia, in cui si possono misurare il grado di civiltà di un paese (volendo usare una consumata citazione di Voltaire) e il livello di efficienza del suo apparato amministrativo. In questo senso l’attuale situazione delle carceri italiane appare neppure lontanamente capace di realizzare quei principi di certezza, proporzionalità e finalità rieducativa della pena fissati dagli articoli 25 e 27 della Costituzione. Anzi alla luce dell’attuale condizione di sovraffollamento delle carceri, sembrerebbe più pertinente il richiamo a precetti altrettanto fondamentali quali il divieto di trattamenti crudeli, disumani o degradanti, o il divieto della tortura, presenti indirettamente nel disposto dell’art. 13 Cost. ma che il nostro paese si è obbligato a rispettare esplicitamente aderendo alla Convenzione di New York del 10 dicembre 1984, e che appaiono come condizioni preliminari e/o pregiudiziali alla realizzazione di quelle che sono le finalità della pena secondo la Carta costituzionale. Venuti meno gli effetti dell’indulto varato tre anni fa, soluzione che ha rappresentato un infelice palliativo ai problemi di sovraffollamento delle carceri, si è tornati sostanzialmente al punto di partenza, come dimostrano l’incremento delle aggressioni alle guardie carcerarie, i rumorosi scioperi della fame e della sete inscenati da parte della popolazione carceraria e le fosche previsioni per l’imminente arrivo dell’estate. Per dare un’idea delle dimensioni del problema basti pensare che attualmente sono 62.473 i posti occupati contro un limite regolamentare di 43.201 e una tollerabilità di 63.702 detenuti. Sono queste le ragioni che hanno spinto l’attuale governo a dare impulso alla creazione di un piano straordinario delle carceri che avesse come immediato effetto, innanzi tutto, l’aumento della capacità ricettiva delle carceri italiane.

Non va trascurato tra l’altro che determinati indirizzi dell’esecutivo e la politica criminale adottata in questi anni dal legislatore, vanno nella direzione di una impennata delle fattispecie criminali previste dalla legge, come in materia di immigrazione o di stupefacenti, con la possibilità quindi di prevedere verosimilmente un ulteriore aumento della popolazione carceraria negli anni a venire.

Pertanto il c.d. decreto milleproroghe e la legge di conversione del 28 febbraio 2009 n. 14, hanno previsto il conferimento di poteri straordinari al capo del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta, cui è stato chiesto di elaborare nel termine di 60 giorni un Piano straordinario delle carceri che è stato presentato al Ministro Alfano agli inizi di maggio, rispettando i tempi previsti, e che ora dovrà essere realizzato attraverso una concreta iniezione di soldi.

La relazione illustrativa del Piano carceri descrive due direzioni di intervento: da una parte l’ampliamento delle strutture già esistenti, in particolare di quelle costruite più di recente e meno malmesse, da realizzarsi nell’ambito dei piani di manutenzione straordinaria del patrimonio edilizio esistente, ad opera del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Dall’altra parte, la realizzazione di interventi di costruzione di nuove strutture carcerarie, di competenza del Ministero delle Infrastrutture salvi i poteri straordinari di impulso, controllo e monitoraggio del Commissario, a cui vengono riconosciuti anche poteri sostitutivi per risolvere situazioni di impasse. Si tratta di un totale di 46 nuovi padiglioni in ampliamento a strutture già esistenti e 22 nuovi istituti penitenziari, con la precisazione che gli interventi di ampliamento sono in parte già iniziati e richiederanno tempi e risorse tutto sommato preventivabili (ad esempio sono già in fase avanzata le opere di ampliamento del carcere di Milano Bollate e Roma Rebibbia), mentre maggiori saranno le difficoltà attuative relativamente ai nuovi penitenziari. Sul punto la relazione illustrativa sottolinea che l’obiettivo che ci si prefigge non è quello di un semplice intervento emergenziale, ma di un grande progetto di rinnovamento delle strutture che terrà conto di "soluzioni alternative" a quelle fino ad ora adottate, anche attraverso "strutture modulari", più economiche nella manutenzione-gestione oltre che più rapide da costruire, nonché "la previsione di strutture penitenziarie 'galleggianti'. In pratica secondo le linee guida del piano, l'Italia si adeguerà a soluzioni già sperimentate con successo in altri paesi come gli Stati Uniti (la prima chiatta-prigione fu ormeggiata a New York nell'89, lungo il fiume Hudson), la Gran Bretagna (la nave-prigione 'Weare' è stata ancorata dal 1997 al 2005 nella baia di Porland, in Dorset), e più recentemente l'Olanda. Nelle varie occasioni in cui il Ministro Angelino Alfano è intervenuto ad anticipare i contenuti del piano alla stampa, non ha mancato di sottolineare, infatti, la necessità di diversificare le strutture carcerarie anche in funzione della diversa pericolosità sociale dei ristretti, immaginando che non per tutti ricorrono le esigenze di sicurezza previste ad esempio per i condannati per mafia e terrorismo detenuti sotto il regime del 41 bis legge 26 luglio 1975, n. 354. E dunque le predette strutture modulari, in grado di realizzare economie di scala nella gestione e manutenzione, possono porsi secondo la relazione illustrativa del piano carceri, come un nuovo modello di custodia per i soggetti di minore pericolosità, unitamente alle strutture galleggianti. Per quanto riguarda l’individuazione delle aree interessate agli interventi, la relazione sottolinea che i maggiori problemi di affollamento sussistono nelle grandi aree metropolitane dove si concentrano anche gli interessi della criminalità. Così gli investimenti più imponenti riguardano le aree di Roma, Milano e Nola dove è prevista la creazione di tre nuovi istituti penitenziari da mille posti ciascuno, per una spesa di 130 milioni di euro per ogni intervento, mentre in Sicilia sono previsti due nuovi carceri a Catania e Sciacca per un totale di mille nuovi posti e un costo di 150 milioni. Due rimangono i nodi da sciogliere prima di passare alla fase attuativa del Piano: il reperimento dei fondi necessari e si parla di circa un miliardo e mezzo di pubbliche risorse, ma, sottolinea sempre la relazione illustrativa, non bisogna dimenticare anche l’adeguamento degli organici della Polizia Penitenziaria che, già sottodimensionati, si ritroveranno a dover garantire la sicurezza di queste nuove strutture. Ai fini del finanziamento è prevista la possibilità di attingere ai fondi della Cassa delle Ammende per finanziare opere non limitate al rispetto della sola sicurezza dei detenuti ma anche al trattamento personalizzato dei ristretti, finalizzato al loro reinserimento sociale. Atal fine, per queste opere la relazione ipotizza l’impiego dei detenuti come manodopera, seppure soltanto per "interventi edilizi complementari" (ad esempio imbiancare le pareti, abbattere un muro, trasportare le brande etc). Ma tra i possibili strumenti di finanziamento c’è anche il ricorso ai privati che ha chiarito il Ministro Alfano potranno essere coinvolti nelle opere di costruzione, ma non ovviamente nella gestione delle carceri. In questo senso recentemente si è dato conto di un incontro svoltosi fra Alfano, Ionta, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il presidente dell’associazione nazionale dei costruttori edili Paolo Buzzetti.

Una riunione che, ha spiegato l’ufficio stampa di via Arenula, è servita alla costituzione di un «gruppo di lavoro che curerà la fase di realizzazione del piano carceri predisponendo gli strumenti contrattuali che saranno utilizzati per i diversi tipi di gara». In conclusione il piano ipotizza la realizzazione complessiva, al massimo entro dicembre 2012 di 17.129 nuovi posti letto, ma l’auspicio è che venga valorizzata e implementata la parte più innovativa del progetto relativa ad un nuovo modello di custodia che garantisca trattamenti personalizzati in funzione della diversa pericolosità sociale dei ristretti e riduca la pena detentiva in carcere alle sole fattispecie di reato che meritano per la loro gravità tale risposta sanzionatoria.

(Il testo integrale del Piano Carceri è disponibile su seguente link http://www.ristretti. it/commenti/2009/m aggio/pdf13/piano_carceri. pdf ).

 

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