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La riforma organica della magistratura onoraria

 Nell’ultimo decennio, per contenere l’arretrato giudiziario e alleggerire il carico di lavoro dei magistrati togati, la giurisdizione é stata devoluta sempre più ai magistrati onorari, sia aumentando progressivamente la competenza per materia del giudice di pace, sia affidando ai giudici onorari aggregati (goa) l’arretrato giudiziario in materia civile. Inoltre, nel 1998, sono stati istituiti il giudice onorario di tribunale (got), che esercita la giurisdizione sia in materia civile che in materia penale, addirittura componendo il tribunale monocratico (eventualità preclusa agli stessi magistrati togati nei primi tre anni di esercizio delle funzioni giudiziarie), e il vice procuratore onorario (vpo), omologo requirente del got delegato del procuratore della Repubblica nelle udienze penali monocratiche e in alcune attività inquirenti, tra cui le indagini relative ai reati di competenza del giudice di pace penale. Il fenomeno appare ormai inarrestabile, al punto che il Ministro della Giustizia, lo scorso dicembre, per scongiurare la totale paralisi dei tribunali e delle procure e in attesa di una riforma organica della magistratura onoraria, ha dovuto emanare un decreto legge per prorogare di un anno il mandato dei got e dei vpo in scadenza alla fine del 2003. Ora la riforma auspicata dal Ministro Castelli sembra prendere le mosse attraverso un progetto di legge bipartisan, redatto sulla base di un testo proposto dalla Federazione Magistrati Onorari di Tribunale (Feder.M.O.T.) e sottoscritto da ben sei Deputati Capi Gruppo della Commissione Giustizia presso la Camera dei Deputati e precisamente dagli Onorevoli Vitali (FI), primo firmatario, Buemi (SDI), Cola (AN), Fanfani (Margherita), Lussana (Lega Nord), Mazzoni (UdC). Il p.d.l. prevede la creazione stabile di un ruolo dei magistrati di complemento, articolato in due ben distinte figure: il giudice di complemento e il sostituto procuratore di complemento. Il magistrato di complemento non potrà raggiungere il grado di magistrato di appello o di cassazione e amministrerà la giustizia soltanto nelle materie di competenza del tribunale o del giudice di pace; lo status giuridico sarà modellato sulla falsa riga di quello previsto per i magistrati del ruolo ordinario (cosiddetti «togati»), con la previsione dell’inquadramento a tempo indeterminato e di un trattamento economico ridotto rispetto a quello dei colleghi togati. L’abolizione del magistrato onorario temporaneo va salutata con favore. La temporaneità dei magistrati onorari, infatti, ha determinato sino ad oggi una pericolosa discriminazione tra questi e i loro colleghi togati, relegando i primi in una condizione di precarietà lavorativa e di incertezza che ne pregiudica gravemente l’autonomia e l’indipendenza, in spregio ai principi costituzionali che garantiscono al cittadino di essere giudicato da un magistrato soggetto soltanto alla legge e distinguibile dai propri colleghi soltanto per la diversità delle funzioni svolte. E come se ciò non bastasse, oggi l’irragionevole meccanismo della temporaneità finisce per estromettere il magistrato onorario dalle funzioni giudiziarie proprio nel momento in cui ha maturato un’esperienza professionale che ne giustificherebbe, previo adeguata verifica di professionalità, il definitivo inquadramento a tempo indeterminato.Il progetto di legge, proprio al fine di non disperdere la professionalità acquisita sul campo dagli onorari, prevede che, in una prima fase transitoria, i magistrati di complemento vengano reclutati esclusivamente nelle fila dei magistrati onorari: in particolare, i vpo per l’incarico di sostituto procuratore di complemento, e i giudici onorari per l’incarico di giudice di complemento. Inoltre, in fase di prima applicazione, la legge prevede anche che i magistrati onorari che non vogliono optare per il ruolo di complemento, potranno continuare a fare i magistrati onorari, in deroga ai limiti temporali previsti dall’attuale normativa e per non più di dieci anni; tale disposizione giungerà gradita soprattutto ai magistrati onorari con maggiore anzianità anagrafica i quali, accedendo al ruolo di complemento, dovrebbero assoggettarsi ad un rapporto di pubblico impiego incompatibile sia con lo svolgimento della professione forense che con il godimento di un pregresso trattamento pensionistico. Il maggiore pregio politico della proposta Vitali, sembra quello di non toccare le prerogative specifiche della magistratura ordinaria, tradizionalmente ostile all’ampliamento dell’organico togato ma, al contempo, impossibilitata ad amministrare la giustizia con la sola forza degli attuali 8.800 magistrati ordinari; non a caso il p.d.l. ha trovato la parziale condivisione di forze dell’opposizione tradizionalmente vicine all’Associazione Nazionale Magistrati.Inoltre il ruolo di complemento accoglierebbe anche le istanze di quella parte dell’avvocatura tradizionalmente favorevole alla sostituzione dei magistrati onorari con magistrati professionali in grado di garantire al cittadino, e al suo difensore, la qualità e l’imparzialità richieste a chi amministra la giustizia.

 

Paolo Valerio*

Avvocato del Foro di Roma

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