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Magistratura: Ho visto cose che voi umani...

Concorso in magistratura. Il racconto di una candidata.

Avessi imparato il linguaggio universale di una qualche scienza, a quest’ora il mio cervello sarebbe già in fuga all’estero. E invece…

Non ho trent’anni, una laurea con lode in giurisprudenza, diploma di specializzazione e iscrizione all’albo degli avvocati. Giovane brillante, dicono. Mi piace studiare, rispondo. Mi viene facile, le pagine silenziose dei libri mi hanno sempre fatto compagnia. Ho deciso di investire l’ultimo scorcio dei miei vent’anni nella preparazione del concorso in magistratura. Studio, ottimismo, buona sorte: avevo due requisiti su tre e pensavo di potercela fare. Martedì 18 novembre arrivo alla fiera di Milano, nuova sede di svolgimento delle prove scritte del concorso.

Sono una dei 31125 ammessi. E’ il giorno del controllo dei codici.

Ho avuto subito la netta sensazione di partecipare a un meccanismo più grande di quanto avessi mai immaginato: ogni passaggio del complesso procedimento avviene nei modi e nel momento prestabilito, ogni addetto ha il suo ruolo preciso. Le fonti di cui il candidato può avvalersi per lo svolgimento dei tre elaborati sono sottoposte a un controllo rigoroso, cui provvedono più persone contemporaneamente, alla presenza dell’interessato: quanto consegnato viene sfogliato con cura, onde evitare che non venga introdotto materiale vietato e che i testi non presentino annotazioni o richiami a margine. Nel mio caso, il controllo è stato così solerte che un’addetta del ministero ha avuto da ridire su una brochure pubblicitaria inserita in uno dei codici.

La mattina seguente a Milano c’è il sole e l’adrenalina è al massimo.

Come previsto, trovo i codici, con tanto di timbro di approvazione del ministero della giustizia, sul mio banco. Non vedo l’ora di cominciare. Ma succede qualcosa.

All’inizio è solo un brusio. Poi decine di persone sono in piedi, davanti al banco della commissione.

Si sentono grida e applausi, la voce che sui banchi di alcuni sono stati trovati dei manuali e dei codici commentati si diffonde velocemente.

E’ il panico: cori da stadio che scandiscono “buffoni” all’indirizzo della commissione. Il presidente della commissione prende la parola dopo un tempo che sembra interminabile e, quando lo fa, l’atmosfera si fa ancora più incandescente. Se è vero quello che dicono, si sarà sicuramente trattato di un errore. Invita i candidati a riprendere il proprio posto, ricordando ai più facinorosi che stavano interrompendo un pubblico servizio e che avrebbe proceduto alla loro identificazione e allontanamento se avessero continuato a protestare. Assicura che i commissari procederanno a un nuovo controllo non appena sarà dettata la traccia di diritto amministrativo.

Da allora molte pagine sono state scritte. Dico la mia perché quel giorno c’ero e perché, a oggi, non credo che sia stato veramente colto il senso dell’accaduto. Innanzitutto, non può essersi trattato di un errore. Un errore è una svista, un incidente isolato.

Ma basta saper leggere per accorgersi che quello che si sta sfogliando è un manuale di diritto o un codice annotato/commentato. La grafica e l’impaginazione sono così diverse che non sono ammesse sviste, meno che mai da parte di chi è stato messo lì solo per attendere a quell’operazione.

Il presidente Fumo ha un bel dire che i codici da controllare erano migliaia: bastano pochi secondi a un occhio, non dico esperto, ma semplicemente aperto per accorgersi di un testo vietato. Senza considerare il fatto che l’errore, come lo chiama lui, per essere tale, e quindi scusabile o almeno comprensibile, non deve essere grossolano e generalizzato.

Il controllo promesso non è stato effettuato durante lo svolgimento della prima prova. Ne è una conferma il fatto che anche nei giorni seguenti è stato trovato materiale vietato.Invece, siamo stati esortati a controllarci l’un l’altro, come se fossero i candidati a dovere sopperire alle carenze dell’organizzazione.

Nella relazione preliminare del presidente Fumo del 24.11, leggo che al momento del controllo i candidati in possesso di codici commentati sono stati invitati a strappare le pagine contenenti note dottrinali o giurisprudenziali. Il giorno della prima prova comparivano così sui banchi volumi che recavano sulla copertina la dicitura “codice commentato”, ma che erano ormai stati “purgati” (sic!). Bene, mi chiedo se il presidente abbia mai visto un codice annotato o abbia deciso di burlarsi dei suoi lettori, cercando di difendere l’indifendibile. Come si fa a purgare un codice che contiene note e massime in ogni pagina, dopo ogni articolo?! Il consigliere scrive di una protesta violenta, volgare e minacciosa. Ricordo di avere sentito lui minacciare di espulsione i candidati che protestavano; manteneva la calma (a modo suo), suggerendo di allontanarsi o di fare ricorso, perché la tutela, a suo dire, sarebbe stata solo quella giurisdizionale, evidentemente dimentico di quel concetto, forse per lui, lontano e vago, che va sotto il nome di autotutela amministrativa. Quando scrivo, non si sa ancora cosa il CSM e il ministero decideranno.

Per ridare un po’ di credibilità al concorso, quello di Milano verrà annullato o tutto finirà nel dimenticatoio?

Da parte mia, c’è solo rabbia e delusione. Parafrasando la battuta di un celebre film, mi avevano detto che potevo partecipare.

Al concorso e alla vita democratica del Paese. Credevo nell’imparzialità e nel buon andamento di chi amministra la cosa pubblica. Non avevo capito niente.

 

Roy Batty  

 

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