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Donne sull'orlo di un pubblico impiego

Intervista con Paola Saraceni, segretario nazionale Ugl Ministeri.

Segretario, recentemente le donne del pubblico impiego, sono state “richiamate” dal Ministro Brunetta, perché impegnate a fare la spesa in orario di servizio. Cosa pensa di quest’affermazione e quale il ruolo delle donne nel Welfare?

Se ci sono donne che sono state sorprese a fare la spesa nell’orario lavorativo, io sono ancora più dura di Brunetta, licenziamento punto e basta. Perché ciò vuol dire che non sanno che approfittano e che quindi addirittura commettono un reato quello del peculato. Quindi non sono solo da licenziare, ma anche da denunciare.

Anche questa proposta non è da me condivisa e spiego il perché. Si è sempre parlato di volontarietà…

Perché se in passato è stata fatta una legge che distingueva le donne dagli uomini sul lavoro, è stata fatta perché la donna è caricata di altro lavoro che è appunto la cura della famiglia, della casa e degli anziani. Quindi ritengo che la volontarietà deve essere alla base di una scelta di questo tipo. Anche se, guardando le statistiche, alla fine ci siamo accorti che la donna poi volontariamente va in pensione un po’ come gli uomini. Perché prolunga il tempo, poiché magari accede al mondo del lavoro più tardi rispetto all’uomo e di conseguenza per arrivare ad avere una pensione dignitosa prolungano il tempo di attività professionale. Anche in questo caso generalizzare è errato.

Sono note le difficili condizioni di lavoro in cui opera il personale giudiziario e le continue proteste per il progressivo smantellamento del sistema giudiziario. Quali gli interventi per risolvere i problemi evidenziati?

Quindi, chi va in pensione lascia un vuoto ed il proprio lavoro viene ridistribuito tra gli altri lavoratori aggravandoli ulteriormente oltre le carenze cui facevo riferimento poc’anzi che hanno reso la burocrazia ancora più affannosa e affannata…

Intanto, come già detto, piante organiche in cui il rapporto tra carichi di lavoro e personale presente sia un rapporto equo. Riforme vere che snelliscono il sistema giudiziario, informatizzazione vera affidata al nostro personale e non come in passato a ditte private. Ed infine, la riqualificazione del personale che è stata operata in tutti i settori del pubblico impiego eccetto che nel sistema giudiziario, che attualmente si trova nel caos più totale. Tanto che stiamo in perenne stato di agitazione e andremo avanti finchè il Ministro Alfano non comprende che riformare la giustizia significa riformare l’organizzazione della giustizia. Infatti, lentezza, eccesso di burocrazia e sistemi obsoleti hanno portato a questa situazione di collasso.

Carmen Langellotto

 

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