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La parola al regista Daniele Vicari

Il passato è una terra straniera.

 

Il tema della giustizia e delle pulsioni umane è ciò che sta dietro al film “Il passato è una terra straniera” del regista Daniele Vicari, tratto dal romanzo di Enrico Carofiglio. Con protagonisti Elio Germano, Michele Riondino e con Chiara Caselli e Valentina Lodovini, il film è ambientato a Bari e narra la storia di Giorgio, ragazzo di famiglia borghese con l’obiettivo di diventare magistrato e Francesco, coetaneo affascinante di estrazione sociale disagiata, che per vivere fa il baro nelle bische. Giorgio subirà l’influenza di Francesco e verrà trascinato in un vortice di losche vicende. La storia dei due si intreccerà in maniera indissolubile anche se le loro strade saranno destinate a dividersi. Giorgio diventerà magistrato, mentre Francesco, come si intuisce, probabilmente non troverà l’opportunità di riscattarsi.

D. Colpisce molto la tensione psicologica presente nel film. Il discorso del doppio, della personalità apparentemente lineare ma capace di cambiare all’improvviso, come lo hai risolto?

R. Banalmente noi passiamo tutta la nostra esistenza a mettere sotto controllo le nostre pulsioni, anche quelle più tremende e radicali. La civilizzazione e l’educazione degli individui sostanzialmente sono questo. Però per quanto facciamo sforzi, dentro di noi resta l’istinto dell’aggressività e sopraffazione e nella società organizzata questa si declina in tanti modi.

Ci sono dei momenti in cui collettivamente è addirittura lecito che venga fuori l’aggressività, in guerra addirittura la favoriamo. I soldati vengono sottoposti ad un addestramento che fa sì che tirino fuori ciò che invece per tutta la vita hanno sopito. Un certo tipo di perbenismo che in qualche modo è insito nella società impedisce che questa cosa venga nominata e allora quando succedono degli eventi tragici, che so, un bravo ragazzo studente universitario che uccide selvaggiamente la propria ragazza, si ricorre a spiegazioni sociologiche che però spesso lasciano il tempo che trovano. E’ quel lato oscuro di noi stessi che invece attraverso questo film io ho tentato comunque di interrogare. E’ inconoscibile, per cui nemmeno il narratore più esperto e intelligente può riuscire a tirarlo fuori e ad illuminarlo in pieno. Ma siccome sono un essere umano anch’io e faccio cinema, anche interrogando me stesso attraverso il linguaggio cinematografico e attraverso il racconto, ho pensato di prendere alcune cose e di portarle alle estreme conseguenze per guardarle in faccia.

D. Cos’ hai voluto comunicare con questo film?

 R. Non ho voluto comunicare nulla tranne che se noi lasciamo cadere i nostri freni inibitori, dobbiamo anche tenere presente le conseguenze che a volte, sono imprevedibili. Nel momento in cui si intraprende una strada così bisogna essere sempre vigili. Questa imprevedibilità è una ricchezza ma è anche un pericolo. Non guardando fino in fondo noi stessi non conoscendoci, non sapremo mai come potremo reagire in una situazione di pressione, in situazioni particolari. Questa è una mia battaglia personale. Secondo me solamente attraverso il racconto, la narrazione, non la psicologia e non la sociologia, ma la letteratura e il cinema possono condurci senza danni, laddove nella realtà si rischia di farsi del male o di fare del male.

D. Quesiti rimasti aperti?

R. Chi è veramente la persona che mi giudica..

D. Si può dire che è un film su “conosci te stesso”?

R. Beh, “conosci te stesso” non è un cattivo slogan.

D. Pensi che sperimentando, ci conosciamo diversi da come pensavamo?

R. Assolutamente sì, se non vivi, se non fai esperienza non progredisci, puoi solo regredire. D. Da dove è nata l’idea del film?

Quando ho letto il libro di Carofiglio ho capito che quella vicenda mi avrebbe permesso di mettere meglio a fuoco la mia ricerca sulle pulsioni umane e alcuni aspetti che ho portato avanti nei due film precedenti e anche di chiudere un cerchio su un periodo della vita, la post adolescenza.

D. Progetti futuri?

R. Adesso sento veramente chiusa una stagione della mia attività cinematografica e desidero cambiare canale. Ho bisogno di ricominciare tornando alla mia passione per la politica. Con queste storie mi ci sono allontanato moltissimo e ho proprio bisogno di tornarci. Sempre con il tatto che mi ha insegnato questo tipo di percorso. raccontando però alcune vicende che sono successe nel nostro Paese e che hanno ancora bisogno di essere messe a fuoco.

 

Anna Gorrieri

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