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Formazione: tra polemiche e false promesse

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn attesa della pronuncia del Tar.

 

Ad un anno di distanza dall’entrata in vigore del regolamento sulla formazione obbligatoria permanente emanato dal Consiglio Nazionale Forense e dopo che molti – non sempre a proposito – hanno fatto sentire la propria voce sul punto, ritengo che una riflessione s’imponga anche da parte di chi, come me, da oltre un anno lavora per dipanare l’intricatissima matassa di problemi connessi all’assolvimento dell’obbligo da parte di tutti i colleghi. Che piaccia o meno, il regolamento è vigente ed è cogente.

I vari proclami inneggianti all’abolizione dei crediti formativi sollevatisi – per lo più – in periodo elettorale e per motivi di facile comprensione, costituiscono nulla più di sterili polemiche e false promesse volte ad accaparrare i consensi dei colleghi speculando su un argomento che costituisce ovvia preoccupazione per tutti.

Allo stato deve ritenersi che il Consiglio Nazionale Forense, secondo quanto più volte di recente affermato dalla Cassazione a Sezioni Unite, abbia piena e legittima potestà regolamentare in materia deontologica (l’aggiornamento professionale costituisce obbligo deontologico). Per affermare il contrario sarà necessario attendere la pronuncia sul punto dei vari T.A.R. già investiti della questione. Se i relativi ricorsi venissero accolti ce ne compiaceremmo tutti. Ma per il momento tutti sappiamo che dobbiamo fare i conti con la realtà delle cose e, tanto ciò è vero, che anche coloro i quali hanno fondato la propria campagna elettorale “sull’abolizione dei crediti” oggi, con le commissioni che coordinano, organizzano eventi a cui vengono riconosciuti crediti.

Veniamo dunque al concreto. E’ innegabile che l’assolvimento dell’obbligo da parte di 25.000 iscritti abbia causato un forte disagio agli avvocati ed anche al Consiglio, non ancora dotato delle strutture necessarie per far fronte a tale emergenza.

Grazie soprattutto ai volenterosi colleghi che fanno parte della Commissione Formazione Perma-nente - che coordino - e grazie anche ai suggerimenti e alle esigenze rappresentati da colleghi ester-ni, cerchiamo e cercheremo di trovare rimedi per far sì che l’obbligo formativo non sia troppo gra-voso. Il 10 luglio scorso è stata approvata la stesura del regolamento di attuazione contenete le ultime modifiche ed integrazioni. Le novità più salienti riguardano: la possibilità di richiedere il riconoscimento di crediti anche per eventi non preventivamente accreditati dal Consiglio; la possibilità per gli iscritti all’Albo speciale di svolgere formazione interna; la riduzione alla metà dell’obbligo per i colleghi i cui coniugi o figli versino in stato d’invalidità; l’esenzione dell’obbligo formativo per i Magistrati Onorari, per i conciliatori, per i giovani che abbiano superato l’esame di abilitazione limitatamente al primo triennio, per gli assistenti ordinari , i ricercatori universitari e i cultori della materia .

E’ stata inoltre confermata la recente modifica che prevede l’improcedibilità dell’azione disciplinare nei confronti di coloro i quali, dimostrando di averne fatto richiesta almeno otto volte nell’anno, non siano riusciti – per carenza di posti – a partecipare ad eventi formativi gratuiti.

Il Consiglio ha inoltre deliberato di aderire al progetto “e-learning” in collaborazione con gli Ordini degli Avvocati e dei Commercialisti di Roma, Milano e Napoli che dovrebbe divenire operativo dall’inizio del prossimo anno. Tale progetto, consentendo l’accesso gratuito “on line” ad eventi formativi, contribuirà a decongestionare l’affluenza agli eventi partecipativi permettendo ai colleghi di fruire del servizio senza limiti di tempo, luogo e orario.

Si sta dunque cercando, da una parte, di ampliare le possibilità formative rispetto a quelle costituite dagli eventi organizzati dal Consiglio e, dall’altra, di garantire formazione gratuita per tutti. Speriamo che ciò serva a sopire gli allarmismi diffusi da chi, per ragioni strumentali, non ha esitato a prospettare salassi economici inevitabili ai fini dell’adempimento dell’obbligo.

Dispiace sinceramente prendere atto che alcuni consiglieri vadano fieri del fatto di aver portato in Consiglio la proposta di revoca del regolamento romano (quello nazionale sarebbe comunque rimasto in vigore) che, con loro rammarico, non è stata approvata. Ciò avrebbe comportato la vanificazione di tutto il lavoro e di tutti gli sforzi profusi nell’intento di sfumare la rigidità del regolamento nazionale nell’interesse comune dell’avvocatura romana. Questo è solo l’inizio, il problema è serio, gravoso e di difficile gestione.

Il regolamento attuativo deve considerarsi “aperto” ovvero in continua evoluzione: il recepimento delle esigenze maggiormente sentite dai colleghi costituisce infatti prioritario impegno del Consiglio e mio personale.

 

 

Livia Rossi*

Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma

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