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I compagni di classe

Le urne si sono chiuse (o quasi, visto che ci sono ancora i ballottaggi per le elezioni amministrative) ed è iniziata la tornata delle dichiarazioni post voto, dove tutti i principali candidati tendono ad affermare di aver vinto, o di non aver perso perché temevano di perdere in misura superiore. Per tutti, comunque, il risultato va visto in chiave ottimistica ed è la base per successi futuri. Si critica Berlusconi perché vuole risolvere tutti i problemi con l’ottimismo, anche il carcinoma, ma i politici fingono di non accorgersi che il Re Silvio non è una eccezione, ma il prodotto del sistema da essi creato. Per l’esattezza, visti i successi del Presidente del Consiglio, il top della produzione di questo sistema politico/parlamentare dove si discute di niente per evitare di misurarsi con i problemi, lasciando così a chi tenta di affrontarli il ruolo dello studioso compagno di classe, triste perché pensa al futuro a danno del proprio presente, stando chino sui libri mentre i suoi amici giocano a pallone, si accoppiano o comunque si divertono, nella certezza che il voto finale sarà simile o eguale perché non si può bocciare un’intera classe. L’anomalia, nel caso di Berlusconi, è che egli non è il compagno triste, ma il principe dei caciaroni che, però, tra uno scherzo e l’altro, ha anche la capacità di appartarsi qualche minuto, studiare e, poi, presentarsi all’interrogazione preparato, facendo fare una brutta figura ai compagni di classe davanti al professore. Per batterlo le hanno provate tutte: prima il professore per eccellenza, Romano Prodi, che è riuscito nella titanica impresa di far votare Berlusconi anche chi non lo ha in simpatia, pur di liberarsi di un insegnante sicuramente colto e preparato (e nemmeno tanto antipatico), ma che, se scende dalla cattedra, combina solo disastri, perché la teoria è una cosa e la vita di tutti i giorni è un’altra. Con la macroeconomia liberista non si porta a casa tutti i giorni il pane necessario per sostenere la famiglia, perché si sostituisce al potere dello stato quello di anonime multinazionali che non rispondono a nessuno, perché non hanno elettori e forse nemmeno giudici, visto che non si sa nemmeno con certezza in quale territorio e da chi vengano in realtà assunte le decisioni chiave. Si potrà anche essere contrari allo stato etico o antistatalisti, ma non bisogna mai dimenticare che uno stato è un ente territoriale che, come tale, si confronta con gli abitanti di quella porzione di pianeta e ad essi deve rispondere, anche se dittatoriale, perché la storia lo insegna con le sue rivoluzioni ed esecuzioni capitali. Poi c’è stato il volto buono di Walter Veltroni, l’amico cui piace il cinema e che ha cercato di far divertire la gente nelle piazze di una città che, però, aveva bisogno di qualcuno che non la usasse solo per dare lustro alla propria immagine, ma ne risolvesse i problemi quotidiani, dalle buche nelle strade al ticket per il parcheggio. Lo scrissi nel mio articolo pubblicato sul n° 2/2008 di questa testata: Veltroni, come Berlusconi, è uomo di spettacolo e tutti gli uomini di spettacolo hanno una dote in comune, riescono a farci sognare. Solo che Silvio, nella propria vita, gli spettacoli li ha prodotti e su di essi ha costruito decine di migliaia di posti di lavoro, mentre Walter amava andarli a vedere: i registi ed i produttori cinematografici trasformano il sogno altrui in realtà economiche, hanno i piedi per terra e sono capaci di comprendere i desideri degli spettatori o le loro più intime speranze e pulsioni. Gli amanti del cinema sono i compagni di classe simpatici con i quali vai a cena dopo il film e, magari, passi la notte a far l’amore, sognando di essere l’attrice di cui hai appena apprezzato la recitazione, salvo poi presentarsi la mattina successiva impreparata e con gli occhi rossi davanti al professore che, tutto pieno di ammirazione per l’alunno/regista Silvio, gli ha appena dato un ottimo voto con una domanda sulla storia reale del protagonista della pellicola da lui girata. Quel brutto voto e quell’umiliazione psicologica quanto le fanno odiare il divo Silvio che si pavoneggia per i risultati che ottiene, divertendosi a costruire il sogno altrui. Con lui bisogna cambiare tattica, batterlo sul suo terreno, quello dell’effimero: e, allora, vai Franceschini, punta tutto sul gossip, con un uomo simile troverai non uno, ma cento casi Noemi, basta violare le mura domestiche della sua villa al mare per trovare ospiti in tenuta da mare, cioè nudi o seminudi, che magari si fanno la doccia. Il desiderio del fotografo era di entrare nelle camere da letto o, persino, nelle toilettes, almeno sarebbe stato possibile titolare che il PD aveva tentato di scavare nella merda senza timore di querela. Qualche benpensante, schifato da discorsi di così elevato spessore culturale, ha pensato che non valeva la pena perdere tempo per andare a votare e così Silvio, che voleva stravincere, ha solo vinto…Era utile tutto ciò al Paese? Gli Italiani erano e sono interessati a sapere come vengono utilizzati i fondi europei, quali comportamenti terranno i deputati europei di fronte alla Banca Centrale con riferimento ai tassi di interesse e, quindi, alla rata mensile del mutuo. E, ancora, per quali motivi il costo del lavoro deve essere diverso in vari paesi della medesima Unione, sicché le fabbriche possono produrre in paesi comunitari a costi extracomunitari, danneggiando così l’economia italiana. Cosa hanno fatto non solo l’ex Presidente Prodi, ma anche i deputati del PDL e del PD per tutelare l’Italia in Europa? Per evitare di dircelo, ci hanno parlato di Noemi e delle vicende amorose vere o false di Silvio e Veronica, trasformando Berlusconi nel Re d’Italia ed una ragazzina o in una principessa in pectore o in una puttanella, a seconda dei gusti, della cultura politica e dell’educazione dei commentatori. Certo è che, con simili compagni di classe, diventa inevitabile pensare che Silvio sarà forever.

Romolo Reboa

Avvocato del Foro di Roma

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