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Normativa R.C.A.: deriva indennitaria

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOQualora si volesse realmente trovare una soluzione che contemperasse la coesistenza dei diritti inviolabili dei cittadini danneggiati a un integrale risarcimento del danno con quelle legittime e non meramente pretestuose dell'imprenditoria assicurativa la prima ricetta dovrebbe essere quella di abrogare il sistema del risarcimento diretto. Questo sistema, operativo dal 2007, ha causato solo problematiche interpretative, non sempre risolvibili per alcune casistiche, snaturando persino consolidati istituti processuali, ha causato aumenti dei costi assicurativi e forte sperequazione tra i grandi gruppi assicurativi e quelli minori (come peraltro evidenziato anche nell'indagine dell'A.G.C.M., con ulteriori negativi riflessi sulla reale concorrenzialità del mercato, sempre a scapito degli assicurati. Nonostante la Corte Costituzionale si sia espressa per la facoltatività del risarcimento diretto e l'Antitrust ne abbia, dopo averlo inizialmente perorato, più volte dichiarato il fallimento, le Compagnie hanno continuato a chiedere al legislatore di rendere la norma obbligatoria e comunque a insistervi con ogni mezzo, anche ostruzionistico in fase stragiudiziale e persino processuale. Se in un primo momento questo è sembrato a molti incomprensibile ora, viste le nuove proposte normative contenute nei nuovi progetti contenuti sia nella c.d. "risoluzione Gutgeld", sia nel c.d. pacchetto Vicari, divenuto ora D.L. 145/2013, si è finalmente reso comprensibile anche ai meno sospettosi il vero scopo del risarcimento diretto: il controllo totale del risarcimento dei danni da parte dei grandi gruppi assicurativi. Ecco che rivede la luce la strategia che la leggenda attribuisce ad Ulisse: introdurre tra i bastioni dei diritti risarcitori una figura apparentemente innocua e persino vantata come benefica, il risarcimento diretto. Esso venne invocato infatti come importante e proficuo per il danneggiato perché avrebbe consentito un maggior rapporto di prossimità, maggiore fiducia e controllo nei confronti del proprio assicuratore, velocità del risarcimento e quindi minori costi delle polizze. Di tutte queste meravigliose cose promesse praticamente nessuna si è verificata. Anche offerta risarcitoria tempestiva non significa offerta congrua o motivata, specialmente nel caso di lesioni personali. La velocità relativa (e molto interessata) della prima offerta risiede peraltro nel sistema CARD che avvantaggia l'impresa che per prima accede al fondo cassa, salvo richiesta arbitrale di cui alla procedura interna. Il vero scopo del risarcimento diretto risiede quindi nel tentativo di controllare direttamente, tutta la c.d. "filiera dei risarcimenti". Ecco il perché di tanta determinazione delle imprese maggiori a volerlo come obbligatorio. Questo sistema consente più agevolmente di poter introdurre vincoli contrattuali nelle polizze dei propri assicurati: dalla gestione del risarcimento materiale, tramite controllo della fase delle riparazioni, allo scoraggiamento (o addirittura al divieto legale) della cedibilità del credito risarcitorio per impedire che a un creditore debole se ne sostituisca uno più tecnicamente attrezzato; dagli adempimenti relativi alle visite mediche, alla presentazione dei testimoni e persino all'introduzione di un nuovo istituto in ambito del risarcimento del danno da circolazione definito come decadenza dal diritto qualora non venga inoltrata entro tre mesi la prima richiesta risarcitoria. A parte le problematiche giuridiche che inevitabilmente nasceranno e che vedranno Avvocati e Magistrati alle prese con nuove problematiche, quello che appare evidente è la fortissima determinazione delle imprese assicuratrici a smarcarsi da ogni obbligo risarcitorio tentando di introdurre un puro sistema indennitario sotto il loro stretto controllo. Le imprese di assicurazione e per loro l'A.N.I.A. che le rappresenta politicamente hanno certamente diritto a chiedere qualsiasi cosa sia per loro economicamente vantaggiosa, pur sempre nei limiti della veridicità dei dati che esse stesse forniscono e dei loro scopi sociali, ma quello che sorprende sempre di più è che i Ministeri competenti, prima l'ISVAP e ora anche la "Fenice" IVASS e ormai anche uno contraddittorio Antitrust, siano sempre più in sintonia con i desiderata delle Assicurazioni piuttosto di rilevare che la vera causa degli aumenti tariffari è costituita da un mercato non concorrenziale, non efficiente e in mano solo a quattro gruppi assicurativo-finanziari. La gestione dei sinistri è lasciata spesso a operatori esterni valutando il danno sempre più in funzione economico-statistica. La lotta alle frodi, tanto apparentemente e mai sostanzialmente voluta dall'ANIA, si fa prima di tutto con la presenza sul territorio di strutture e professionisti tecnicamente preparati mentre le Compagnie, negli ultimi anni hanno invece smantellato, senza un contrasto deciso dell'ISVAP, centinaia di ispettorati, relegando la liquidazione dei danni ad anonimi Call Center centralizzati preparati solo a gestire la "cartolarizzazione" dei sinistri tramite la procedura di risarcimento diretto (loro dicono non a caso indennizzo) e senza alcun controllo sostanziale sulla veridicità e sulle stesse criticità interne nella gestione degli stessi a partire dall'esame delle riserve tecniche. Ecco quindi l'altro pilastro della soluzione: concorrenza, tutela del danneggiato, presenza sul territorio, indipendenza e libertà di scelta, queste le parole per tornare ad un mercato assicurativo equilibrato. Tutto il resto come l'eventuale approvazione di ulteriori norme che vengono proposte e "vendute" per ridurre i costi delle polizze saranno solo ulteriori fonti di limitazione dei diritti.

Settimio Catalisano

Avvocato del Foro di Roma

Coordinatore della Commissione R.C dell'O.U.A

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